ERTO – La luna sott’acqua

Un documentario di Alessandro Negrini

La storia di un progetto grandioso e provocatorio: un’installazione artistica sulla diga che ha vissuto una delle più grandi tragedie in Europa, di fronte a un paese diviso tra la sacralità della memoria e il desiederio di rinascita: Erto

Dettagli: FULLHD, 80’-52’, Italia, Norvegia
Tema: Arte, interesse sociale, punto di vista dell’autore
Soggetto: Alessandro Negrini, Elisa Nocente
Produttore: Marta Zaccaron
Co-produttori: Tor Arne Bjerke
Produzione: Quasar Multimedia
Co-prodotto da: Film Föniks
Status: in produzione
Con il sostegno di: MEDIA, Norsk Film Institute, Fondo Audiovisivo FVG, FVG Film Commission
Selezionato a DOK Leipzig

Un’antica leggenda popolare narra che Erto fosse condannato a sparire per sempre a causa della maledizione di una strega. Oggi appare come fermatosi in un’istantanea del 9 ottobre 1963: quella sera 270 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal monte Toc, provocando così una delle più grandi catastrofi causate dall’uomo – la tragedia del Vajont, con oltre 2.000 vittime. Erto, incredibilmente, si salvò.
Oltre mezzo secolo dopo gli abitanti rimasti devono confrontarsi con una proposta scioccante: Luciano Pezzin, sindaco di Erto, decide di sfidare quell’antica maledizione con  un’idea controversa e provocatoria. Vuole fare installare una centralina idroelettrica vicino alla diga, e utilizzare il ricavato dall’energia prodotta per salvare il paese in rovina. E, se non fosse abbastanza, Luciano vorrebbe coinvolgere Gianluca D’Incà Levis, giovane e intraprendente curatore d’arte, ed indire un concorso per realizzare un’opera d’arte contemporanea, permanente, sulla diga del Vajont. Questi crede che la diga sia rimasta ad oggi un simbolo di morte, e vuole quindi voltare pagina. Dopo più di mezzo secolo, l’area del Vajont è ancora principalmente identificata come teatro della tragedia.

Ma la diga e tutta l’area della frana, è per gli ertani una sorta di terreno sacro: lì sotto giacciono infatti i centinaia di corpi mai trovati di coloro che furono inghiottiti dall’onda.
Quanto in là ci si può spingere per difendere il proprio desiderio di sopravvivenza? La memoria è un tesoro da proteggere o è una maledizione che porterà il paese alla sua definitiva scomparsa?